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| martedì, maggio 13, 2008 DAMO SUZUKI,
SANTO NIENTE, JULIE'S HAIRCUT & PERIZONA EXPERIMENT 23 NOV 2007 WAKE UP! PESCARA ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
mercoledì, maggio 07, 2008
Giovedì 8 maggio torna ROCK LOBSTER al TABULA RASA di Via Vestea 20, Pescara. L'altra musica, quella che preserviamo dall'arbitrario oscuramento. Ottima cucina e cantina, tra l'altro. Playlist provvisoria 2008: NICK CAVE AND THE BAD SEEDS. Dig!!! Lazarus, Dig!!! PORTISHEAD: Third BREEDERS: Mountain Battles SANTOGOLD: Santogold E' in edicola, come allegato gratuito a Mente Locale, QUELLO CHE FACCIAMO E' SEGRETO , antologia del rock abruzzese a cura del sottoscritto. Doppio cd e trenta tracce per trenta band. Un documento epocale. martedì, maggio 06, 2008 CICCHITTO-REALACCI A proposito della sinistra che continua a cedere... Cicchitto - PDL: "Sono entrambi fatti gravissimi (le bandiere bruciate e l'assassinio), ma il secondo ha una corposità politica che il primo non ha". Traduzione: quelli di Verona sono assassini, ma quelli di Torino sono comunisti. Vuoi mettere? Fini ha ragione. Realacci - PD: "Sono sicuro che Fini non intendeva dire quello che ha detto". Traduzione: sono patetico, assolutamente patetico. Dovrei dire che Fini è indegno di ricoprire una delle cariche più alte dello stato perché minimizza l'assassinio e l'ultraviolenza, proprio lui che è alleato di Bossi che si pulisce il culo col tricolore. Ma non ho le palle per farlo e poi che me ne fotte: si sta così comodi così! RICOMINCIAMO... ...male, anzi malissimo. Il predidente della camera(ta?) Fini ha affermato che è più grave bruciare la bandiera di uno stato straniero che uccidere di botte senza motivo uno incontrato per caso in un bar, cinque contro uno. La motivazione sarebbe che dietro l'assassinio non c'è alcuna motivazione ideologica, mentre dietro le bandiere bruciate c'è. Piuttosto legittimo il sospetto che Fini consideri essere di sinistra più grave che essere un assassino. Del resto il fascismo, non si può dimenticare, prese il potere con la violenza, sostanzialmente massacrando di botte operai e contadini comunisti, socialisti e pure cattolici. La violenza è parte integrante dell'ideologia fascista, la squadraccia di picchiatori il suo nucleo di base. I cinque assassini di Verona NON sono naziskin, non sono un fenomeno semifolkroristico d'importazione: sono neofascisti di buona famiglia. Le operazioni repressive durante il g8 di Genova erano guidate da Fini. GRILLO Mi sembra che la sua rabbia per il fatto che i suoi guadagni siano stati rivelati segni l'inizio della sua fine. lunedì, maggio 05, 2008 PORTISHEAD - MACHINE GUN Ascoltare "Machine Gun" dei Portishead ripaga da tantissima miseria musicale. Che pezzo e soprattutto che lezione di coraggio! La traccia è fatto così: il riff principale è un beat cassa-rullante-cassa-percussione sintetica lungo due battute, molto alto di volume (più della voce), che si ripete dall'inizio alla fine del pezzo (tud-tah- ta ta ta ta ta ta ta ta ta). La melodia della voce si snoda sulla scala di do diesis minore, nell'ambito di una sola ottava, sullo stesso accordo e su un unica nota di basso quasi inudibile, però la voce tocca delle "blue notes" assolutamente meravigliose. Nel ritornello (o parte B) alla melodia si aggiunge una vocale tenuta che parte in anticipo e annuncia l'arrivo della variazione, poi una seconda che accentua la settima e dopo due battute una singola nota anche questa tenuta di synth che va a completare l'armonia. Qui c'è l'unico cambio di accordi del pezzo perché dal do diesis minore si passa al IV grado della scala (fa diesis minore). Comunque questi due soli suoni formano gli accordi della parte B. Nel frattempo il beat e il bordone di basso non si sono mossi di un centimetro. La seconda volta che c'è la parte A, questa non si arricchisce di alcun suono, ma la melodia è differente e la parte complessivamente dura di meno. La seconda parte B è sostanzialmente identica alla prima. Dopo questa parte, il cantato non appare più. La parte finale è costituita da minimali variazioni sul beat. La cassa e il rullante del giro base, che presumibilmente sono un campionamento, a giudicare dallo sfrigolio tipico del vinile che accompagna la frase, vengono sostituiti dallo stesso beat rifatto con una drum machine. Sostanzialmente cambiano solo i suoni di cassa e rullante, che diventano più grandi e più riverberati. La percussione elettronica, che sembra un campionamento anch'essa, rimane invariata. Due giri e poi parte un suono di synth analogico che sembra una sirena e si limita a salire d'intonazione per altri due giri. Sparisce. Altri due giri uguali e vuoti e riparte il synth. Però i due giri non sono completi. Mancano gli ultimi due quarti, quelli che in tutto il pezzo erano stati occupati dalla percusione elettronica. Al loro posto c'è solo lo scricchiolio del vinile. E' un momento molto forte perché la percussione elettronica è rimasta immutabile fino a quel momento e non cambierà più fino alla fine del pezzo, inoltre e soprattutto è su un piano sonoro più avanzato rispetto alla voce (sconvolgente per l'ascoltatore italiano, direi). Praticamente la vera protagonista del pezzo. Il beat riparte e il suono della batteria elettronica cambia di nuovo. Sembra che venga filtrata da un ring modulator o più probabilmente dalla risonanza di un flanger. Quattro giri uguali, poi cambia la regolazione del filtro e partono delle armoniche sulle percussioni che fanno una specie di canto. Per otto giri. Poi il beat torna all'origine ed appare una linea di synth analogico a la Kraftwerk che riprende gli accordi del ritornello. per due volte, poi finale in battere con suono percussivo isolato, molto riverberato, che potrebbe essere stato campionato da un disco dei Joy Division. Questo è assolutamente tutto. Non c'è nient'altro e niente si sovrappone. Una lezione di arrangiamento. Non c'è altro che l'indispensabile e soprattutto niente che sia ruffiano e accattivante. Per quanto riguarda i linguaggi musicali il pezzo è sostanzialmente costruito con la tecnica dell'hip hop (e alla fine è proprio un pezzo r'n'b), però il beat è post punk o al limite kraut rock e le linee di synth derivano direttamente dall'elettronica tedesca degli anni settanta. Su questo c'è una splendida e sofferta voce blues. Non esiste nulla di simile nelle produzioni italiane e non credo che possa esistere. C'è molto da imparare... sabato, maggio 03, 2008 SIXTIES (&eighties) Uno dei motivi per cui non sopporto buona parte delle produzioni brit più superficiali (e certe cose non brit come Wolfmother) è che ricalcano pedissequamente i più ovvi stilemi del rock degli anni sessanta, cioè a volte mi sembra di ascoltare infinite playlist di cover suonate male. Certamente non si può pretendere che un ascoltatore fresco nasca infuso della conoscenza di tutta la buona musica del passato, anche perché chi potebbe e dovrebbe tramandare la genuinità della tradizione si guarda bene dal farlo. Una conoscenza profonda della popular music si basa sull'ascolto di migliaia di dischi e richiede una vita intera e per motivi legali nessuno può fare l'antologia definitiva, ma per fortuna, grazie al P2P, possiamo trovare dei corsi veloci assemblati da anonimi e volenterosi benemeriti. Qualcuno si è preso la briga di raccogliere tutti i 200 titoli della playlist di Pitchfork Media -THE GREATEST SONGS OF THE SIXTIES- ed inserirli in una comoda cartella scaricabile da Soulseek, anche se la stessa non è comunissima e conviene mettere pitchfork in wishlist. E' un download essenziale ed un ascolto estremamente educativo: praticamente ogni pezzo contenuto vanta decine, se non centinaia di clonazioni più o meno valide, più o meno squallide. Essenziale, se non volete continuare a vagare (filologicamente) nel buio. Peccato che non sia stato possibile ancora un lavoro altrettanto efficace sugli anni ottanta (il cui revival ha francamente strarotto i coglioni). venerdì, maggio 02, 2008 PRIMO MAGGIO Pochi sanno che il concertone di quest'anno era dedicato ai settant'anni di Celentano e, solo in seconda battuta, ai 40 anni del 1968. Non ho visto tutto lo show, ma mi sembra che quasi tutte le band abbiano glissato sul Molleggiato. Tranne una che gli dedicato un pezzo. Non li nominerò, per non accanirmi. Però, per un attimo, ho avuto paura che eseguissero la cover di "Chi non lavora non fa l'amore" (1970), l'inno antisindacale e antisciopero del Celentano. Comunque rimane l'enigma: perché i sindacati hanno voluto celebrare l'interprete dell'inno del crumiro ("Chi non lavora non fa l'amore!" Questo mi ha detto ieri mia moglie! Allora andai a lavorare mentre eran tutti a scioperare! ...)? La risposta è sempre la stessa: continuiamo così, facciamoci del male... Applausi scroscianti... http://it.youtube.com/watch?v=K3zT4egNVxQ lunedì, aprile 21, 2008 BRAINVILLE 3 : in arrivo in Italia il trio Allen (Gong), Hopper (Soft Machine) e Cutler (Henry Cow) L’idea di ipotizzare una Metropoli Mentale venne al pirotecnico chitarrista, cantante e poeta Daevid Allen quando, oltre un decennio fa, iniziò la sua collaborazione con il polistrumentista statunitense Mark Kramer, dedito anche lui, come il creatore del pianeta Gong, al culto del crossover psichedelico. L’idea di condividere quelle idee embrionali con il robusto dna jazzistico presente nei polpastrelli di Hugh Hopper (bassista dei Soft Machine) e nei polsi di Pip Pyle (batterista di Hatfield & The North e National Health) costituì l’alchimia grazie alla quale venne alla luce il bellissimo Brainville the Children’s Crusade (Shimmy Disc 1999). Poi fu il tempo di Live In The Uk (Voiceprint 2003) con i nostri ridotti in trio (Kramer salpato per altri lidi) e un’attenzione maggiormente rivolta alla forma canzone. Questo terzo capitolo della saga alleniana si apre con una domanda che sa di curiosità e di dolore: che direzione prenderà la psichedelia jazzistica di Brainville con l’ingresso del poliedrico Chris Cutler (ex Henry Cow, batterista in bilico tra avanguardia e tradizione) al posto del compianto Pip Pyle? Saranno cinque notti di aprile a rivelarcelo … 22/04 - PESCARA AUDITORIUM FLAIANO - www.socteatromusica.it Daevid AllenFrom Wikipedia, the free encyclopedia
Daevid Allen (born January 13, 1938 in Melbourne, Australia) is an Australian poet, guitarist, singer, composer and performance artist best known as co-founder of the psychedelic rock groups Soft Machine (in the UK, 1966) and Gong (in France, 1970). He is sometimes credited as "Divided Alien". He now lives in Byron Bay, Australia.
[edit] BiographyIn 1960, inspired by the Beat Generation writers he had discovered whilst working in a Melbourne bookshop, Daevid Allen travelled to Paris where he stayed at the Beat Hotel, moving into a room that had recently been vacated by Allen Ginsberg and Peter Orlovsky. While selling the International Herald Tribune around Le Chat qui Peche and the Latin Quarter, he met Terry Riley and also gained free access to the jazz clubs in the area. After meeting up with William S. Burroughs, and inspired by philosophies of Sun Ra, he formed the free jazz outfit, the Daevid Allen Trio, and performed at Burroughs’ theatre pieces based on Burroughs' novel The Ticket That Exploded. Allen travelled to England, renting a room in Canterbury where he met his landlord’s son, 16 year old Robert Wyatt. They formed the band Soft Machine in 1966 with Kevin Ayers and Mike Ratledge. Ayers and Wyatt had previously played in Wilde Flowers. Following a tour of Europe, Allen was refused re-entry to the UK due to overstaying his visa on a prior visit. He settled in Paris where, in May 1968, he took part in the protests which swept the city. He handed out teddy bears to the police and recited poetry in pidgin French, and now admits that he was scorned by the other protesters for being a beatnik. Fleeing the police, he made his way to Deya, Majorca, with his partner Gilli Smyth. It was here that he recorded the first album under the name Gong, entitled Magick Brother (released on BYG Actuel in 1969). They were joined by flautist Didier Malherbe, who they claim to have found living in a cave on Robert Graves’ estate. In 1970 Allen recorded and released his first solo-album, Banana Moon (sometimes spelled as Bananamoon). On this album he was aided by Robert Wyatt, amongst others. In 1971 Gong released Camembert Electrique. They became somewhat of an anarchist commune in rural France between 1973 and 1974. They were joined by Steve Hillage to record the Radio Gnome Trilogy after signing with Virgin, consisting of Flying Teapot, Angel's Egg and You. Allen left this incarnation of Gong and recorded two solo albums, Good Morning and Now Is The Happiest Time Of Your Life. In 1977 he performed and recorded as Planet Gong, and rejoined the early-70s version of the group for a one-off show at the Hippodrome in Paris. Portions of this concert (which was several hours long) was released on a double-LP entitled Gong Est Mort? Vive Gong. In 1980 Allen teamed up with Bill Laswell for the punk-influenced New York Gong. This effort yielded an LP called About Time. More projects followed, including Invisible Opera Company Of Tibet, Brainville, Ex (not to be confused with the Dutch punk band The Ex), and Magic Brothers. In 1981 Allen returned to Australia, taking up residence in Byron Bay where he worked on performance pieces and poetry. He performed with performance artist David Tolley using tape loops and drum machines. He is currently involved with a project entitled you’N’gong (a play on the phrase “Young Gong”) with his son, Orlando, and members of Acid Mothers Temple (the collaborations are performed under the name Acid Mothers Gong), as well as an improvisation outfit entitled Guru And Zero. For many years now, Daevid Allen has been a member of the University of Errors, who have released four albums. In November 2006 a Gong Family Unconvention was held in Amsterdam, which included a reunion of many former Gong members from the "classic" early 70s lineup. venerdì, aprile 04, 2008 ![]() Rock the casta Quest'anno, per le elezioni comunali del 13 e 14 aprile sono candidato alla circoscrizione PORTANUOVA, che comprende tutta l'area a sud del fiume, quindi mi puoi votare anche se abiti a SAN DONATO, a RANCITELLI, a SAN SILVESTRO e al VILAGGIO ALCIONE. Ho aderito alla lista Sinistra Arcobaleno con lo scopo di sostenere la candidatura di Giovanni Di Iacovo (detto Il Vescovo) al comune, con l'obiettivo di portarlo all'assessorato alla cultura. Anche se non abiti in questo quartiere, ti prego di prendere in considerazione la candidatura di Giovanni o quantomeno di dare un'occhiata al suo ottimo e innovativo programma, perché so che sei sensibile a questi temi. E' particolarmente importante sostenere la sua candidatura, anche perché D'Alfonso, in un attacco di sarkozismo, ha promesso l'assessorato alla cultura ad un rappresentante di An (incredibile, ma vero). Credo che sarebbe veramente un trauma avere un ex-fascista come responsabile della cultura di un comune di centro-sinistra, direi anzi una vergogna inspiegabile. Da parte mia cercherò di applicare in piccolo e nel quartiere il programma di Di Iacovo, con la personale aggiunta che non mi va per niente giù il progetto di copertura del Teatro D'Annunzio, un'opera da 20 milioni di euro di cui cinque stanziati per realizzare il parcheggio. Il progetto di ampliamento e adeguamento agli standard di decenza è, in sé, lodevole, ma una copertura costituita da una superficie concava assolutamente riflettente, in termini di fisica acustica, equivale alla tempesta perfetta e rischia di far sembrare le caratteristiche audio dell'ex Cofa simili a quelle del Teatro alla Scala. L'enorme conchiglia di vetro sarebbe una cosa bella da vedere (forse, ma credo che somiglierebbe, più che all'opera di Sidney, alla Stazione di Pescara Centrale), ma totalmente inutilizzabile per la musica e il teatro a causa di un rimbombo da incubo. Del resto proprio lì accanto sorge il Teatro Flaiano che non può essere utilizzato per grandi e seri spettacoli a causa (oltre che degli accessi impervi e assolutamente non a norma di legge) della sua acustica impossibile. Si tratta infatti di una conchiglia di cemento armato, che è anch'esso un materiale riflettente, ma meno del vetro. Insistere nell'errore è assolutamente maligno, tanto più che insonorizzare e ristrutturare il Flaiano costerebbe molto, molto meno. Quindi a proposito della casta, degli sprechi e delle opere inutili che distruggono l'economia italiana arricchendo solo i beneficiari diretti e indiretti degli appalti non posso non dire che abbiamo davanti agli occhi, nella realtà immediata del quartiere, l'imminente nascita di una di quelle insensate mostruosità che tanto ci fanno indignare quando appaiono in qualche programma tv. Grazie per il tempo che mi hai gentilmente concesso :-) Umberto Palazzo Quello che segue è il Programma di Giovanni Di Iacovo per la cultura a Pescara http://www. giovannidiiacovo. com/ TRE DIREZIONI PER LA CULTURA La prima dovrebbe essere quella di aprire Pescara alle grandi culture nazionali, europee ed internazionali per una radicale sprovincializzazione dell’offerta culturale. Un esempio ci è dato dal Festival di Castelbasso, un piccolo borgo elevato da un calendario di altissima qualità con appuntamenti scelti non per dare l’obolo ai clientes del paese ma per superare e ampliare il dna locale, non appiattendosi sulla tradizione ma sollevando lo sguardo, con grande coraggio, verso più ampi contesti culturali. Con una notevolissima ricaduta economica, di prestigio e di turismo, di cui beneficia l’intera comunità. La seconda è quella di esportare la nostra cultura e i nostri talenti locali. Ai nostri artisti, scrittori, musicisti di qualità va data la possibilità di essere inclusi in circuiti più ampi, quanto meno nazionali, affinché le produzioni culturali della nostra città, quando valide, possano esprimersi in altri e più ampi contesti. Perché la cultura che un luogo sa produrre ed esportare ne migliora il volto e ne accresce la credibilità. E non vorrei che il nome della nostra città, pronunciato altrove, continui ad evocare solo D’Annunzio e Galeone. La terza direttrice dei prossimi anni a Pescara deve essere rivolta verso quell’arcipelago di individualità creative che non sono ancora emerse, che ancora non hanno manifestato talento, ma a cui va data comunque la possibilità di mettersi alla prova, di esprimersi, di crescere oppure, perché no, di cambiare mestiere. Il riutilizzo di importanti spazi a fini sociali e culturali come l’ex-cofa, l’ex-tribunale e l’ex-mattatoio ha permesso lo svilupparsi, oltre che a iniziative di ampio richiamo, anche a un gran numero di piccole e medie iniziative di gruppi e associazioni con budget minimi ma con interessanti idee che hanno arricchito e variegato l’offerta culturale che, a Pescara, è a volte troppo paludata nei soliti cliché. E non dobbiamo dimenticare che l’energia e la passione, quando sono rivolte alla creatività culturale, rappresentano il vero antidoto al baratro delle droghe pesanti e dell’ottuso teppismo. ![]() (Giovanni Di Iacovo e PCUS) CULTURA, POLITICHE GIOVANILI E ASSOCIAZIONISMO - Introduzione BUS-NAVETTA NOTTURNI nei week-end con base nei pressi di Piazza Unione. - Creare una CASA DELLO STUDENTE ampia attrezzata con spazi polivalenti per attività culturali. - Creare un OSTELLO nell’edificio del vecchio Ferrhotel con delle convenzioni con le associazioni cittadine per ospitare ARTISTI FORESTIERI a prezzi ridotti. - Creare una moderna e attrezzata SALA PROVE COMUNALE concessa a prezzi simbolici ai gruppi musicali della città. - Aiutare le associzioni ad emanciparsi dalla necessità di finanziamenti occasionali istituendo un rapporto permanente e con SPONSOR PRIVATI per un mecenatismo trasparente e di qualità. -Rivitalizzare IL CENTRO di Pescara (piazza Salotto) con un calendario di iniziative eterogenee e permettendo il prolungamento degli orari di chiusura ai locali della zona. - Salvare la struttura dell’ Ex- COFA dall’abbattimento e attrezzarla permanentemente per eventi musicali, fieristici e di spettacolo. -Istituzione di una FIERA DI TUTTE LE ASSOCIAZIONI della città il primo giorno di primavera nelle sale dell’ex-Aurum con disponibilità del palco centrale per dibattiti, spettacoli e concerti curati dalle associazioni. - COSTITUZIONE DI UN FORUM permanente, o Consulta, o Osservatorio sulla cultura, un organo tecnico-scientifico composto da operatori della cultura che funga di supporto permanente al nuovo assessorato alla cultura e alla Commissione Cultura - coinvolgere e rendere parte attiva nella elaborazioni dell’attività culturale coinvolgimento POPOLAZIONE STUDENTESCA la popolazione studentesca soprattutto di livello secondario (oltre 14000 studenti nella sede pescarese della D’Annunzio) cercando altresì diallargare il raggio d’azione alla popolazione universitaria, che ad oggi risulta essere un organismo a se dotato di vita propria ed assolutamente incapace di interagire con le proposte culturali dellanostra città. - Diffusioni di poli o strutture culturali NEI QUARTIERI PERIFERICI per decongestionare il centro di Pescara e conteporaneamente per rivitalizzare zone abbandonate a se stesse. - Ridurre e contrastare i MONOPOLI culturali. - Sempre nell’ottica del DECENTRAMENTO, individuare un luogo ove realizzare un CINECLUB, o Cinema d’essay, per rassegne e seconde visioni con possibilità di affittare lo spazio a associazioni e singoli che vogliono organizzare proiezioni o rassegne a prezzi simbolici (il cinema dall’asia o dall’africa o il cinema dell’antiutopia con prezzi tipo una settimana, abbonamenti da 10 euro). - Favorire le iniziative programmate e tese a RADICARSI E SEDIMENTARE ripetendosi ogni anno rispetto agli eventi-meteora. - RIQUALIFICARE GLI SPAZI sfitti della città di Pescara allontanandoci dalle logiche asettiche del turismo commerciale ma cercando di investire nel tempo per cercare di creare e riqualificare spazi che siano verosimilmente funzionali deputandoli stabilmente ad uso poliedrico. - GRANDE BIBLIOTECA MULTIMEDIALE collegata in rete con le altre biblioteche della città, eventualmente dotata anche del suddetto cineclub e sala per reading presentazioni ecc.. e con spazi polivalentiche diventi punto di ritrovo, di aggregazione e di intersezioneculturale e sociale. - Corsi di FORMAZIONE per operatori del settore della cultura a Pescara per un complessivo balzo di qualità dal dilettantismo alla professionalità nel gestire e indirizzare le strutture e i programmi culturali della città. - Stringere un rapporto maggiore con le scuole sottoponendo alle quarte e quinte UN QUESTIONARIO sulla produzione e consumo di cultura (chi suona in band, chi va a cinema o a concerti, conosci il teatrosperimentale ecc…). - Un LOGO per le produzioni culturali locali, un brand per l’esportazione e circolazione dei nostri talenti all’estero. - TRASPARENZA nell’assegnazione dei fondi e nella loro ripartizione tramite visione sul sito del Comune di Pescara. - CONVENZIONI, PORTALE WEB e DATABASE per le associazioni culturali della città. Dato l’alto numero di associazioni presenti in città (358) è emersa l’ultilita di creare uno spazio virtuale e comune (come un portale con database) che metta in connessione tutte le associazioniche si potranno così rapportare e confrontare nelle idee ed esigenze in Internet finalizzato a creare macrofestival o percorsi culturali comuni. In tal modo verrebbero anche a galla le associazioni “fantoccio” o quelle parassitariamente inattive. Questa idea consentirebbe di abbattere in modo sensibile la burocrazia bypassando il tutto per un portale mediatico e creando convenzioni con tipografie e altro per un ottimizzazione delle spese e delle iniziative oppure tramite un ufficio centrale per la cultura che si occupi dellap romozione di tutti gli eventi culturali tramite enormi mailing list comuni, tipografia convenzionata e altri supporti logistici. Sarebbe opportuno creare uno spazio fisico all’interno o all’esterno del comuneove veicolare le iniziative culturali e snellire pratiche e procedura amministrative al fine di rendere ulteriormente facilitato e trasparente l’accesso dei cittadini alla cultura. - Individuazione di MURI DI LIBERTA’ per writers (penso al grigio muraglione ferroviario ed alle orribili “porte di Brandeburgo” che mettono in collegamento le due parti della città divise dalla ferrovia) - Realizzazione di SPAZI DI LIBERA E GRATUITA AFFISSIONE per associazioni culturali e gruppi di inziativa. AMBIENTE E SOCIALE Liberare L’ACCESSO ALLA NOSTRA SPIAGGIA, combattere con fermezza gli abusi edilizi sulla spiagge e revocare le licenze a chi continua a costruire strutture abusive sulla sabbia (che è di tutti) o a impedire l’accesso al mare con recinzioni o altre pittoresche invenzioni. - Arrestare la progressiva CEMENTIFICAZIONE dei lotti abbandonati nella città di Pescara. - Introdurre regole che prevedano che, nella sistemazione di stradeo piazze, gli alberi presenti NON VENGANO MAI ABBATTUTI, ma si approvino progetti che ne tengano conto e li includano senza danneggiarli. - Creazione di un BABY CLUB COMUNALE dove i bambini possano aggregarsi giocare e apprendere insieme e che funga anche da serviziodi babysitting in sostegno alle tante famiglie che ne necessitano. Creazione PARCHEGGI DI SCAMBIO nelle aree nord, sud e ovest di pescara collegati con bus-navette di scambio per ridurre l’intasamento di auto in centro. - Mantenere e implementare l’Istituzione comunale per la Cooperazione Internazionale sostendo e l'attività di VOLONTARIATO e aiuti allo sviluppo per migliorare la condizione di vita dei paesi invia di sviluppo nei loro paesi e implementare qui a Pescara la Consulta degli Stranieri per migliorare l’integrazione e garantire un positivo e pacifico rapporto tra le diverse etnie di Pescara. sabato, marzo 29, 2008 ![]() CLASH VS BAUSTELLE Ci sono due persone che mi chiedono i Baustelle quando faccio i dj set al Wake Up! Ieri sera uno dei due portava la maglietta degli Straight Opposition ed è un tipo simpatico. L'altro, di gran lunga più arrogante e rompicoglioni, a fine serata, avendo saputo che mi cadido con la Sinistra Arcobaleno, mi gironzolava intorno canticchiando "Faccetta nera" col fare minaccioso dei simpaticoni suoi pari. A me le cose bipartisan non convincono e quindi, in ogni caso, non suono "Charlie fa il surf" anche perché mi piacciono i Clash (molto) e ho il serio sospetto che chi dice il contrario dei Clash probabilmente pensa il contrario dei Clash ("Charlie don't surf" era un pezzo da Sandinista oltre che una memorabile battuta di Apocalypse now) e tutto sommato credo che abbia più ragione un fascistello ad essere fan dei Baustelle che un giovane di sinistra. Del resto è il risultato ovvio di un album il cui primo ritornello nella sue variazioni fa "uccidiamo per soldi COME TE", "adoriamo il denaro COME TE", "adoriamo il potere COME TE". Le parole sono importanti e quel "come te" a me dà un fastidio viscerale. In AMEN (nomen omen) ci sono continui riferimenti alla chiesa (e io sono laico e anticlericale, lo sapete già perché sono quello che ha chiamato il suo gruppo Santo Niente) e il vecchietto di un altro pezzo è "stato comunista". A me piacerebbe sapere cos'è adesso: un forzista, un cattolico integralista pro-Ferrara come Ferretti, un raffinato dandy nell'ora dell'aperitivo appena prima dell'ultimo tramonto o semplicemente un ospite a gettone di Massimo Giletti? Insomma l'unico comunista buono è l'ex comunista, quantomeno. Logico che Bianconi piaccia anche e soprattutto ai fan di Giovanardi e Fini. Meno logico che piaccia a me e infatti non mi piace. E non si parli d'ironia, che a livelli d'ironia e di autoironia qui siamo ai livelli di Amedeo Minghi (un altro che è considerato un grande poeta) e la critica sociale se c'è (secondo me c'è) va dal centro (o dal centro destra) verso sinistra e nelle figurine dei testi non c'è vera vita, ma solo la televisione e la sua moderna mitologia. Non ricordo chi, ma qualcuno ha detto che "il mito è sempre di destra. PS E non facciamo rivoltare nella tomba Gadda, Cassavetes e Conrad con citazioni cinobalaniche (o a cazzo di cane, che dir si voglia). PPS i prossimi potrebbero essere (ma non saranno perchè rimangono dichiarazioni fatte in privato) quelli che "con la mafia bisogna convivere", quelli che "de andrè piace solo ai vecchi intellettuali tristi", quelli che "quella lì te la scopi sono se hai la falce e martello tatuata sulla cappella" e quelli che "qui in terronia state bene". Tutti ufficialmente poeti, intellettuali, geni e grandi artisti secondo la stampa rock italiana. (lo so che non è sandinista, ma è una copertina troppo figa:-)))Charlie Don't Surf(The Clash)CHORUS Charlie don't surf and we think he should Charlie don't surf and you know that it ain't no good Charlie don't surf for his hamburger Momma Charlie's gonna be a napalm star Everybody wants to rule the world Must be something we get from birth One truth is we never learn Satellites will make space burn We've been told to keep the strangers out We don't like them starting to hang around We don't like them all over town Across the world we are going to blow them down CHORUS The reign of the super powers must be over So many armies can't free the earth Soon the rock will roll over Africa is choking on their Coca Cola It's a one a way street in a one horse town One way people starting to brag around You can laugh, put them down These one way people gonna blow us down CHORUS Charlie don't surf he'll never learn Charlie don't surf though he's got a gun Charlie don't surf think that he should Charlie don't surf we really think he should Charlie don't surf Charlie don't surf and we think he should Charlie don't surf and you know that it ain't no good Charlie don't surf for his hamburger Momma Charlie don't surf venerdì, marzo 21, 2008 L’espresso (20 marzo 2008)
Per chi vota la mafia di Peter Gomez L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l'Udc supererà la soglia dell'8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava "un amico personale". Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel '93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull'onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d'onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata. Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi. Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una "joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell'elettorato". Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: "I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell'8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. È a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare". Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell'understatement. "Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno", dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l'ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali. Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l'organizzazione voluta da Marcello Dell'Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina, sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona qualcuno aveva appeso un' immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente all'oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz'ora dopo i muri dell'intero quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui. Non deve stupire: la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha raccontato il pentito Nino Giuffrè l'organizzazione ha uomini ovunque in grado di percepire gli umori dell'elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c'è finito di tutto. In Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta. Cintola a parte, l'Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt'ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo 'Alta Mafia', alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l'ex assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro. Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete "non è giusto che le liste le faccia la magistratura". Resta però il fatto che il numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo. Troppi per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova dell'accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la politica. Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del 2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103 prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai documenti che 'L'espresso' ha letto, mancavano, tra l'altro, all'appello le risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il Pdl, nonostante le polemiche contro il "cuffarismo e il clientelismo", è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l'ex sottosegretario Antonio D'Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un'indagine e un processo per diffamazione). E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però "verificato con assoluta certezza" l'appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e "con grandissima probabilità" anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal 'Giornale' come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni '80 sia stato a lungo socio, assieme all'ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco. Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po' come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l'ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c'era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005. Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni, capeggiate dall'ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di quanto era accaduto con le regionali quando la 'ndrangheta votò per il centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si profila in ogni caso all'ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto) addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva potuto correre per le amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere voti e ribadisce di essere incensurato. Difficile comunque che ce la faccia, al contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss dell'omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della commissione Antimafia e feroce avversaria della 'ndrangheta. La Napoli, insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale Scaramuzzino, l'ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe 'Pino' Galati, allora leader del Ccd: un partito che l'attaccava a tutto spiano. Anche in Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in prevalenza di centrosinistra) dal 2001 a oggi, c'è incertezza. Alle prese con l'emergenza rifiuti il Pd pare essersi mosso con relativa cautela, anche perché scottato dalle indagini sul clan Misso e i suoi rapporti con la Margherita. Tutt'altra storia sono invece le liste degli avversari. In Parlamento entrerà Sergio De Gregorio, l'ex dipietrista subito convertito a Berlusconi, indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero detto ''o capriariello', un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta. Con lui ci sarà Mario Landolfi (An), ora costretto a fronteggiare l'accusa di essere stato appoggiato nel 2006 da un manipolo di camorristi. E c'è pure Nicola Cosentino, uno che la mafia se l'è trovata suo malgrado in casa, visto che uno dei suoi fratelli ha sposato la sorella del boss, detenuto al 41 bis, Peppe Russo, detto 'o padrino'. Insomma, c'è da stare tranquilli. Comunque finiranno le cose il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore. domenica, marzo 16, 2008 CURIOSITA' DAL MONDO Qualche giorno fa, su MYSPACE ho ricevuto una richiesta di ADD della lista di BEPPE GRILLO. Mi sono portato sulla pagina in questione e (sorpesa, sorpresa) il top friend (uno dei tre) è l'ambiguo "re delle notti pescaresi" Alex Anconitano, che, se non ricordo male, qualche giorno fa è stato rinviato a giudizio per il fallimento del Cutty Sark. Se il buon giorno si vede dal mattino... ![]() Per qualche strano, ma non imperscrutabile motivo, in Italia, chi fa musica basata su riff, scale e modi è considerato più grezzo di chi compone basandosi sugli accordi (la "canzone" dell'"autore", la canzonetta). Eppure nell'approccio allo strumento il primo dei due metodi che nomino è una fase successiva all'apprendimento delle progressioni di accordi, che, peraltro, nella musica pop e nella canzone italiana contemporanee sono tutte basate sugli intervalli della scala maggiore, essendo la scala minore e quella pentatonica ricavabili da questa. C'è da pensare che quello che è veramente grezzo è l'orecchio dell'ascoltatore che non ha in genere, in Italia, alcuna preparazione né tantomeno istruzione musicale. C'è anche poi quella terribile frase che mi fa accapponare la pelle ogni volta che la sento, che le note siano sette. Non è assolutamente vero, anzi è una terribile, spaventosa bugia: le note sono quantomeno dodici (Quali? Sugli strumenti che abbiamo normalmente a disposizioni sono queste: 1- do, 2 - do diesis o re bemolle, 3 - re, 4 - re diesis o mi bemolle, 5 - mi, 6 - fa, 7 - fa diesis o sol bemolle, 8 - sol, 9 - sol diesis o la bemolle, 10 - la, 11 - la diesis o si bemolle, 12 - si) e con queste dodici note si possono creare una moltitudine di possibilità matematiche dette scale per la cui esplorazione non basta una vita. Sette sono le note della scala maggiore. Considerare solo questa serie di intervalli è negare la possibilità delle differenze e questo è un ulteriore esempio della mentalità autoritaria e intollerante (e ignorante) che sta alla base della cultura italiana, della sua intima propensione al fascismo e al razzismo (perchè spesso le altre scale appartengono ad altre culture, ad altri popoli o a parti della nostra stessa cultura che sono state rimosse) e di come l'arte sia sempre lo specchio della società. E se vogliamo dirla tutta, non esiste solo il tempo in quattro quarti. Brutta musica=brutto paese. martedì, marzo 11, 2008 ![]() AA VV - QUELLO CHE FACCIAMO E' SEGRETO Finalmente è andata in stampa e ne posso parlare: è in uscita un'antologia del rock abruzzese contemporaneo curata dal sottoscritto e prodotta dal bellissimo magazine MENTE LOCALE e dalla cooperativa ECAMLAB. Il cd è doppio e contiene brani trenta artisti. A seguire le note e la track list... QUELLO CHE FACCIAMO E' SEGRETO IN USCITA IL 5 APRILE IN ALLEGATO A MENTE LOCALE - NOTE DEL CURATORE: Quando Angelo Valori e Vincenzo D'Aquino mi hanno proposto di curare questa raccolta, la prima cosa che mi sono ripromesso è che mai e poi mai avrei usato parole tipo "emergente" per definire la musica e gli artisti e questo perché, dal mio punto di vista (personale, ma condiviso da una moltitudine sempre più disaffezionata verso le proposte ufficiali), la musica cosiddetta "emersa", quella che passa in radio e in televisione, è oggettivamente banale e terribile. Chiunque abbia avuto contatti con la grande industria discografica italiana sa che in quel settore la fantasia, la creatività, l'originalità, l'innovazione, la profondità e il puro talento non contano praticamente nulla, perché, banalmente, conta il puro profitto. Conta che la canzone sia un asettico intermezzo fra uno spot pubblicitario e l'altro. Conta che il personaggio sia televisivamente commestibile. Ovviamente e in ogni tempo, per i musicisti la vita non è mai stata un letto di rose, ma ascoltando le innumerevoli storie sulla macchina infernale il cui unico scopo è succhiare via ogni traccia di vita dalle canzoni e di pastorizzare e omogeneizzare gli artisti, viene da pensare che, se oggi nascesse un Lucio Battisti, non potrebbe mai andare oltre lo status di artista di culto proprio in virtù del suo talento. Quindi, in cuor mio so che gli artisti presenti in questa collezione difficilmente verranno accettati dall'industria, proprio perché vitali e creativi e per questo ho voluto chiamare questa raccolta QUELLO CHE FACCIAMO E' SEGRETO, dove la segretezza è, sì,una situazione imposta dallo stato delle cose, ma è anche una virtù, nel senso che quello che facciamo è segreto, non perché non meriti di essere conosciuto, ma perché non è contaminato e non ha venduto l'anima. Per la cronaca, questo non vuol dire che quello che potete ascoltare non sia accessibile, anzi in una situazione meno folle ed ingiusta, alcuni di questi pezzi potrebbero aspirare al successo di massa e tutte le composizioni sono quantomeno godibili e, sempre per la cronaca, ho preso in prestito la frase del titolo da una canzone dei Germs, un gruppo hardcore americano. Allestendo una raccolta di materiale vario si pone il problema del "genere". Ovviamente ci troviamo nell'ambito della musica rock, ma, com'è notorio, il rock è una creatura dalle abitudini piuttosto promiscue e dalla fisionomia cangiante. Il metodo che ho trovato per avere la necessaria coerenza di fondo è stato quello di fissare dei confini, quindi ho stabilito quello che nella compilation non sarebbe entrato. Ho stabilito che non ci sarebbero stati il pop di matrice smaccatamente italiana, l'hip hop, il reggae, il jazz, il blues, la dance, l'elettronica, il metal, l'hardcore, l'avant garde, l'impro, la musica colta e la canzone d'autore nelle loro forme pure (ma senza porre alcuna preclusione per le forme contaminate con la musica rock, anzi andandole anche a scovare se necessario). Ho escluso poi cose formalmente rock, ma geneticamente destinate a compiacere il gusto industriale di cui sopra. Quello che è rimasto all'interno di questo confine è musica rock e canzoni che potremmo definire alternative o indie, ma a queste definizioni preferisco quella più ingombrante e certamente meno cool di musica reale, fatta da persone reali per persone reali, in contrapposizione a quello che viene proposto dall'industria che è stereotipato e fasullo come i personaggi delle fiction nostrane. I nostri zii un po' hippy avrebbero parlato di "controcultura", ma a questo punto credo che si possa parlare semplicemente di cultura. Il reale e il patinato non vanno d'accordo, quindi potrebbe succedere che troviate la qualità audio piuttosto discontinua, soprattutto se è la prima volta che vi avvicinate a questo mondo e a questo tipo di produzioni. La cosa è prevista e voluta ed è normale, quando si va a cercare la cosa reale e la si cattura nel suo momento creativamente più caldo. E' comunque un momento necessario, come scoprire che il vero latte non ha per niente il sapore e l'odore di quello del supermercato. Va segnalata, ad onor di cronaca, la presenza al mixer, in un caso, di Steve Albini (che è uno dei produttori più importanti del mondo, avendo registrato artisti del calibro di Nirvana, PJ Harvey e Page&Plant). Ho scelto poi la composizione poetico-musicale più che la band e così è capitato che abbia lasciato fuori artisti che pure mi piacciono, ma che finora non si sono espressi al massimo delle loro possibilità, almeno per quello che mi è dato conoscere. La successione dei brani non ha nessuna relazione al loro valore ed è programmata così perché così è massimamente fluida e del resto mi piacciono tutti i pezzi della compilation. Il pezzo della mia band è all'inizio e questa, visto che sono il curatore, mi è sembrata l'opportuna soluzione ad un paio di assillanti dilemmi, quali "dove metto il mio pezzo?" e "con quale pezzo inizio?". Buon ascolto! Umberto Palazzo CD 1 01 - santo niente - santuario 02 - buen retiro - escargot 03 - l riscatto di boisi bunker - i wanna legalize it e no trip 04 - jester at work - right words 05 - iver and the driver - a wrong song 06 - orlando ef - the seagull says the truth 07 - lady brown circle - i don't understand 08 - glitterball - the gentle sound of light 09 - matinée - breathing again 10 - the you are - trouba dores is dead 11 - sandra ippoliti - le blues 12 - giulio corda - sei tu 13 - ogm - carne da macello 14 - pcus - occhei compiuter 15 - sexophone - senza movimento 16 - ococo - vechepiostic CD 2 01 - manila hemp - la ragione 02 - spierdalaj - peevish girl 03 - negative trip - gonzales 04 - zippo - kid in the desert 05 - marigold - dogma 06 - tito and the brainsuckers - spectrum 07 - joe maple - bathroom song 08 - sunflower - kc 09 - eramale - dune 10 - keep out - the loooser 11 - dogbisquit - mai meta 12 - crazy children - okokok!!! 13 - daphne cronica - oltre perla 14 - perizona - locness 2012 (nesso localizzato) | ||||||||||||||||||||||